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Meningite coccidioidica e ascessi cerebrali


I coccidioidi sono i più comuni agenti eziologici della meningite cronica nelle regioni con coccidioidomicosi endemica. Occasionalmente, anche un breve viaggio nelle regioni dove la patologia è endemica, può causare disturbi a livello meningeo.
La prognosi dipende dal riconoscimento e dal trattamento precoce della patologia ed è dunque importante avere familiarità con le varie manifestazioni cliniche, i fattori di rischio associati al coinvolgimento meningeo, e le modalità terapeutiche.

Un gruppo di Ricercatori dell’University of Arizona a Tucson negli Stati Uniti, ha condotto un’analisi retrospettiva di 71 casi di coccidioidomicosi con coinvolgimento del sistema nervoso centrale, nel periodo 1996-2007.

L’unico sintomo alla presentazione per la maggior parte dei pazienti è stata la cefalea.

I soggetti immunocompromessi ( soprattutto con infezione da HIV o AIDS e terapia steroidea cronica ) sono risultati a rischio più elevato, a differenza dei pazienti diabetici, per i quali non è stato registrato un aumento del rischio.

È stata notata una preponderanza di pazienti di sesso maschile ( rapporto 2:1 ).

La ricerca dell’anticorpo anti-coccidioide nel liquido cerebrospinale e le indagini colturali sono risultate spesso negative alla presentazione, ma il test anticorpale a livello sierico era solitamente positivo.

Gli studi per immagini sono risultati utili in due terzi dei casi, più comunemente per dimostrare meningite basilare o idrocefalo che frequentemente richiedono shunt ventricolo-peritoneale.

La maggior parte dei pazienti è stata trattata con Fluconazolo ( Diflucan ) e la prognosi è risultata buona per la maggior parte di quelli che hanno proseguito il trattamento.

In conclusione, la meningite coccidioidica rimane una sfida diagnostica, ma la diagnosi può essere in genere formulata con successo quando si abbina alla ricerca degli anticorpi anti-coccidioide nel siero e nel liquido cerebrospinale, l’indagine colturale e gli studi per immagini. ( Xagena2009 )

Drake KW et al, Neurology 2009; 73: 1780-1786


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